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Come operano alcuni editori musicali dell’era digitale

La figura dell’editore è sempre stata di notevole importanza, fino a quando la stessa si occupava davvero di promuovere e vendere musica. Gli editori hanno scoperto artisti e dato loro la possibilità di diventare grandi. Oggi qualcosa sembra cambiato, come per qualche strano sortilegio alcuni editori hanno un modo strano di fare il loro mestiere, lo definirei “parassita”. Questi soggetti operano cosi: ti dicono che il tuo album già registrato gli piace e di conseguenza ti propongono  un contratto di vendita, ma prima puntano solo al digitale, quindi vendita su iTunes e simili. Poi se le vendite vanno come essi vogliono,  successivamente si potrà pensare ad una stampa fisica del cd (cosa impossibile se non vi è una adeguata promozione a priori  sul digitale). L’editore inoltre si prende i famosi 12/24 sia sulla parte autorale che compositiva per quanto riguarda i diritti d’autore. Fatta la pubblicazione, l’editore si dimentica di te. Vi chiederete, cosa ci guadagna? Ci guadagna eccome! Prima di tutto, pubblicare musica sugli store digitali non gli costa nulla, come prendere i diritti d’autore sulla tua musica (perché le parti sono consenzienti). A loro, per un prodotto costato zero può bastare un guadagno anche di 100€ che arriva dalle poche vendite digitali (per lo più da amici e parenti della band) e dai borderò SIAE  per quei pochi concerti live che la band riesce ad organizzarsi. Ora moltiplichiamo, per esempio, per 30 pubblicazioni l’anno fatte così, ecco che il guadagno sale a 3000€ su un lavoro a ZERO investimento, se non fosse solo per qualche ora dedicata a parlare con la band e a firmarne un accordo/contratto di vendita.  Per il resto qualche produzione la faranno e su quello possiamo scommetterci che ci investiranno in promozione poiché devono mirare al guadagno oltre che a recuperare le spese. Potrei fare un elenco di etichette che fanno così, ma non è il caso di fare nomi, è importante che si capisca  la proposta che ci viene fatta. In conclusione dico che per un emergente  è totalmente inutile e controproducente un trattamento di questo tipo. Meglio fare da sé senza puntare al guadagno che comunque difficilmente ci sarà all’inizio, ma puntare piuttosto ad una promozione adeguata. Questo implica lavoro e poche spese, ma far mettere le mani da soggetti di questo tipo sul tuo “sangue” è ingiusto!

Un commento su “Come operano alcuni editori musicali dell’era digitale

  • Gennaio 20, 2014 alle 9:52 am
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    La distribuzione digitale oggi è davvero semplice e credo che sia anche molto educativo per un musicista indipendente avventurarsi in questo terreno da solo, così da capire anche come funzionano davvero le cose ed eventualmente essere anche più preparato nel caso di proposte di questo tipo.
    Cd Baby, Tunecore, Zimbalam, solo per citarne alcuni, sono tutti servizi che con un costo fisso o con una percentuale sulle vendite (attenzione percentuale sulle vendite avvenute tramite questo canale, nessuno tocca i diritti in questi casi)permettono di entrare direttamente e senza intermediari nel gioco, avere qualche incasso e capire che quello della distribuzione digitale non dev’essere lo specchietto per le allodole che ci attira verso questo tipo di esperienze a dir poco frustranti.
    Io ad esempio dal mio profilo su Cd Baby (ma potrebbe essere qualunque distributore) vedo quanto incassano i miei pezzi da streaming e download, vedo dove vanno meglio, decido che scelte fare in base a queste cose e così via. Poi penso a tutti gli amici che hanno lasciato distribuire la loro musica in digitale ad un editore, ma nache ad un ufficio stampa o ad un'”etichetta” con la quale magari non hanno però buttato giù neanche due righe e sulla quale non hanno possibilità di controllo… credo che dal giorno in cui avete scoperto cosa fosse facebook non vi sia mai passato per l’anticamera del cervello di far gestire il vostro profilo da qualcuno che non foste voi, senza magari averne le chiavi d’accesso per controllare. Ecco la dsitribuzione digitale è la stessa cosa… solo che non c’è di mezzo la vostra faccia, ma la vostra musica e il vostro portafoglio!

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